Il potere è nelle parole

Il potere è nelle parole
Mi rende felice scrivere libri. Perdippiù ...ne uccide più la penna che la spada...

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venerdì 21 luglio 2017

il mona, l'intelligente, il saggio

Il mona... sa tutto.
L'intelligente... ascolta.
Il saggio... tace.
(Proverbio veneto).

E' un modo per 'giustificare' mesi di assenza dal blog, anche se non mi sento di dover 'giustificare' qualcosa a chicchessia. Piuttosto ne approfitto per elucubrare qualcosa sul 'saggio'.

A volte, mi danno del filosofo e di solito annuisco (anche se non ho una laurea in filosofia) perchè 'filosofo' è semplicemente 'colui che cerca la verità'. In base a questa definizione, posso dire con certezza di essere un filosofo.  Essere saggio, però, è un'altra cosa. Tacere soltanto non basta. A volte, il saggio 'parla' e solitamente dice poche parole. Al saggio, non servono 'tante' parole, perchè 'il massimo della sofisticazione è la semplicità' (Leonardo da Vinci).

Il saggio parla poco, dice cose semplici, quasi scontate, ... e fa domande apparentemente 'stupide'.
Ultimamente taccio di più. Osservo di più. E chissà che un giorno non arrivi ad essere saggio. Non è scontato diventare saggi con il passare del tempo. Il tempo, da solo, non è sufficiente ad acquisire la saggezza.
Da alcuni anni mi dedico al 'recupero dei terreni incolti ed abbandonati' della mia zona e ho avuto modo di tacere ed osservare. La natura è silente, non usa le parole. Parla con pochi suoni e bisogna stare zitti per percepirli e riconoscerli.
Osservando la natura ho scoperto la saggezza dei nostri avi, una saggezza semplice, basata sul rispetto che deriva dalla conoscenza. Oggi crediamo che la conoscenza sia 'migliore' (perchè più ampia) che in passato, ma è una credenza effimera, non corrispondente alla realtà. Abbiamo più tecnologia, più strumenti, ma molta meno saggezza e forse anche meno conoscenza.

Ho osservato i boschi 'trascurati' da cinquant'anni e più. Sono ancora li, perfetti. Con alcune piante diventate maestose ed altre morte e cadute. Ma ci si può camminare, in mezzo a quei boschi. E trovare ancora molte cose. Funghi e selvaggina, per citarne due.
Ho osservato anche dei boschi tagliati oltre venti anni fa (un bosco ricresce in circa vent'anni, normalmente, forse trenta per alcuni tipi di piante), boschi che conoscevo e che ho visto essere tagliati perchè maturi.
Ma oggi, quei boschi... non sono più quelli di prima. In alcuni, non ci sono piante. Solo una distesa di rovi. In altri, ci sono troppe piante, alte come un albero di vent'anni, ma sottili come un albero di cinque (anni). In altri ancora, ci sono gli alberi semenziali (quelle piante che non si abbattono per fare in modo che il bosco si insemini di nuovo) circondati da rovi e liane che hanno soffocato ogni cosa sottostante. In quei boschi non ci si cammina più, è impossibile attraversare i roveti. Come mai questa differenza nonostante tutte le attrezzature 'moderne'?
La differenza è... il denaro.
 
Sessant'anni fa... si tagliava un bosco per... bisogno, con un certo criterio (diverso dal profitto).
- Oggi ... si svolge un'attività denominata 'utilizzazioni boschive' per ricavarne un reddito.
 
Sessant'anni fa... si andava nello stesso bosco ogni anno, per un certo numero di giorni, in certi periodi.
- Oggi ... si tagliano le piante e ... quel bosco non viene più frequentato dopo il taglio.
 
E' scomparsa l'attività di 'manutenzione' del bosco. Non produce reddito, quindi non si fa.
Il problema non esiste. 
Ci sono troppi boschi da tagliare per perder tempo a 'mantenere puliti e in ordine' quelli già tagliati. 
Finchè ci saranno boschi ultra cinquantenni da tagliare il problema continuerà a non esistere.
Ma i nostri figli... non troveranno un bosco dopo la nostra morte. 
Solo roveti o ammassi di cespugli senza alcun valore 'commerciale'. 
Loro sì che lo vedranno, 'il problema'. Forse. Ammettendo che il legname continui ad essere una materia prima ancora utilizzata.
 
Sessant'anni fa... vigevano una filosofia e una saggezza diverse da quelle odierne. Per 'perdere' tempo (almeno per 5 - 6 anni dopo il taglio) a pulire e ordinare un bosco bisogna essere saggi. E anche filosofi. Perchè la verità è che se lo trascuri... un bosco non ricresce 'per conto suo' come tu ne hai bisogno.
Ricresce come pare alla natura. 
E non è detto che vincano i carpini o i roveri. Probabilmente vincono i rovi (il cui frutto sono le more....).
La verità è che il lavoro (o meno) dell'uomo modella il bosco.
... e forse, dovrei scriverci un libro: 'Il bosco parla in silenzio'.

Felicità
Enzo

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